Luglio 2, 2009

L’arte di leggere i thread di reply to all della Grande Organizzazione Umanitaria e poi sbroccare (ossia sì sì, la madre Teresa confronto a te era Noemi, però adesso rilassati)

Finché scrivono cià ci vediamo lunedì 6; finché scrivono guarda che io il 6 non ci sono; finché scrivono se non potete il 6 rimandiamo; finché scrivono guarda che non so se ci sarò; finché NON ri-scrivono spiegando quali date gli vanno bene; finché scrivono il 6 ci sono ma arrivo tardi; finché scrivono ma guarda che io ci sono il 6 solo che arrivo davvero un pochino tardi tipo le tre quattro del mattino ché c’ho il turno bar-back allo chalet, ma ci tengo, mi aspettate no? ; finché scrivono ma io mica sapevo che il 6 c’era la riunione, perché, c’era la riunione? Che riunione? ; finché gli si dice “ma il primo lunedì del mese non può mai un cane, spostiamola un altro giorno no, che abbiamo la firma il primo lunedì del mese?” e nessuno risponde (che cos’è mai questa hybris nello sfidare i Mani per Ercole? S’è sempre fatto il primo lunedì del mese); finché scrivono il bambino ha male pancino STOP e tu devi fare un lavoro tipo Lucarelli da un indirizzo che chissà di chi cazzo è che ah sì probabilmente si deve far risalire al fatto che con riferimento alla riunione di lunedì 6 allora non ci sarà in quanto tale “il bambino”, presumibilmente figlio suo o nipote o comunque minore a suo carico, c’avrà il cagotto per una settimana –

VABBENE

Ma quando scrivono beh sì, è davvero un periodo pieni di impegni per me, denso fitto fitto e ricco di impegni, uh madonna mia faticoso ‘sto periodo per me, però io il 6 ci sono eh!!!! Allora penso davvero che un ingegnere che riuscisse a implementare in webmail oltre a “rispondi”, “rispondi a tutti”, “inoltra” e “cancella” la funzione “e chi se ne frega” farebbe i soldi.

Giugno 29, 2009

dal figlio illegittimo di Gene Wilder, lesson #2: la regressione ovvero Siamo Tutti Benjamin Button (Ma Non Siamo Tutti Brad Pitt Ahimè)

Spesso la narrazione è accumulazione di impressioni ed eventi che si snodano nel tempo; lo scopo del gioco di oggi è scrivere un piccolo pezzo in cui si capovolge il flusso temporale e, come nelle ultime commoventi pagine de “lo strano caso di Benjamin Button” si descrive in prima persone la “regressione” di un bambino che diventi sempre più piccolo anziché crescere, attraverso una successiva rimozione di canali sensoriali, coscienza, ricordi, etc…

 A titolo di esempio gli esiti di due manche del gioco: uno della signorina Minnie, dolcissimo e pieno di amore per la vita, e uno qui sotto di Any “la metafisica è roba per le fighette” Periodica.

 

C’era la sedia del nonno da scalare e il pavimento fresco di graniglia della cucina per giocare con le bestioline di plastica e prima c’erano le gambe del tavolo e le formiche nere e rosse sul battuto di cemento e prima ancora una fila di castagne d’india lucide nell’erba e prima ancora il cucchiaio col manico rosso e prima ancora il disegno sul cuscino e un dito sopra “guarda le pecorelle, guarda le pecorelle” e prima ancora un lenzuolo e una voce di là e prima ancora un odore che ti fa stare tranquillo e prima ancora il freddo e l’asciutto

 E prima ancora, non fatevi abbindolare, prima ancora buon nulla solido e compatto

 

 E ora VOGLIO VEDERE I VOSTRI!!! Non costringetemi a taggarvi in un virale su Facebook!

 

Ready, steady, go!

Giugno 29, 2009

raccontami qualcosa di divertente

Mah niente sono stata 3 giorni al festival delle velleità letterarie a Costigliole d’Asti terra di barbera moscato e peperoni in un agriturismo con un cestino di pesche pelose venute da Almeria e una nettarina stracarica di frutti maturi due metri più in giù, nella vigna. C’erano le mie amiche e sono stata bene. C’era pura la piscina.
Ho scritto un dialogo interpretato dalle nostre persone nell’ambito dell’esercizio: scrivete un dialogo interpretato da voi e da un amico/a moroso/a parente/a a proposito di un oggetto concreto.
L’oggetto concreto era: il curry di pollo.
Poi ieri sera mi ha telefonato uno degli uomini con cui sto uscendo che l’hanno ricoverato perchè ha avuto una crisi epilettica.
Mi spezza il cuore che tua figlia ti debba fare delle piste del genere, che una ragazzina così piccola appena arrivata si debba annodare su se stessa così e su di te ancora e ancora. Che razza di intrico ci deve essere nei vostri stomaci, amico mio.
Non dico di trasformare le ferite in pelle nuova, ma almeno in cicatrici.
Non si può mai stare tranquilli.

Giugno 28, 2009

dal figlio illegittimo di G. Wilder, lesson #1: il flusso d’incoscienza

Nel pratino qui davanti hanno messo ‘sto scivolo vecchia maniera con lo scivolo di lamiera e la scala senza protezioni estremamente spartano come usava quando andavo alle elementari lamiera tagliente che si arroventava al sole, ora non è così hanno tante balle, scivoli di plastica legno grezzo tipo buonista mormone ikea nessuna superficie tagliente esposta più in là giostrina stesso stile patto di Varsavia lamiera vernice nera scrostata sotto minio. Tipo come c’era nel cortile dell’asilo a Borgo Ala l’asilo più devastato di Casale le iene di Borgo Ala tipo partivi da ripetente sotto i 6 anni buon inizio! Mi hanno fatto fare la Primina ma poi ho passato l’esame della Primina ma poi siccome l’ho dato tipo in estate i miei non sapevano che minchia fare di me e mi hanno ri iscritto all’asilo fino a settembre ma ti pare all’asilo vabbè anche lì c’erano i giochini fatti così. Al pratino del carcere invece ci sono i giochini di plastica scivolo altalena plastica tutto plastica ex colorata ora stinta regalati chissà da chi certo i bambini sono così piccoli

 

(troppo piccoli per lamiera e chiappe alla piastra però piccoli forte e detenuti sotto i 14 ma anche sotto i 10 per dirla con i francesi considerato che non hanno fatto niente davvero minchia buon inizio)

Giugno 22, 2009

above us only sky

Lo vedo bene, bella, che non sei Campanellino. Se facessi tanto di mandarti dietro tutti gli indiani dell’Isola durerebbero forse, ah, cinque minuti? A patto di non farti incazzare subito, forse anche un quarto d’ora. Mi chiedi che faccio qua, ma sai, volare a vista con queste nubi è mica facile, bella. Seconda stella a destra mi sa che ho fatto un casino. Ma anche tu sei fuori zona, mi pare, qua a sbronzarti, non dovresti, tipo, sorvolare campi di battaglia, e sulle ali del tuo canto potente scortare al Walhalla solo le anime dei guerrieri valorosi?

Senza rovesciare il boccale punti il dito a terra, indichi un capannone, e accanto un altro e il camioncino del porcaro a fianco e Giglio Tigrato ha addosso solo un acchiappaincubi e più in là edifici alti con le luci ancora accese a quest’ora da lupi e spettri, e lightbar e strobo azzurri nel buio e lamenti che non ho mai visto o udito a nessun rave e dici vedi che infuria la battaglia, là e là, presto si leveranno le fiamme piccolo mio, e sarà di nuovo Wounded Knee, e di nuovo mancano 6 minuti alle ore 15.00 del 4 novembre 1918, e mandano la cavalleria lungo il fiume Stella a cercare quel nido di mitragliatrici, piccolo mio, e sono velati i tuoi occhi, e la tua voce non è di chi abbia di recente cantato.

Bellezza mia, non piangere, lo capisco sai, che tu non c’entri un cazzo con quelle merde con le croci celtiche e le armi e l’ignoranza e l’odio e quella bipenne che hai sulla schiena beh – lo vedo che non me la rivolgeresti contro, almeno spero. Traghettatrice stanca, angelo di Serra senza più terre da tappare, figlia scazzata di Wotan, secondo te, anche io, che ci sto a fare, che mi hanno messo in mezzo a tutto quello che gli è passato per la testa, dagli andropausici che decidono di essere adolescenti a Robin Williams a Padre Pio, che dovrei dire? Non sono che una figurina su un manuale di psicologia da pollaio, un cartone sbiadito; Uncino è il presidente del consiglio d’amministrazione dell’esse pi a che gestisce la mia immagine, e ha appena deciso un downsizing del compartimento Bambini Sperduti – la Cina ci uccide. Ho visto invecchiare dieci generazioni di Wendy – inizio ad avere un’idea del tempo. Pure, vengo a bussare ai vetri, e la scusa dell’ombra sai, a volte funziona ancora – se ancora non sono abbastanza terrorizzate. Perché, perché non c’è come adesso, bella. Posso ancora fermare il tempo, sai.

Posso fermare il tempo, guarda, hanno quasi finito di costruire l’autogrill, e lungo l’autostrada non c’è nessuno. Le gaggie sono sfiorite, ma vuol dire che inizia a fare caldo, ascolta le rane – tra poco pioverà, ma domattina ci sarà il sole. Perciò non piangere, bella, all’alba ti prometto che ti porterò al mare.

Puer aeternus e virgo bellatrix, ci hanno fatti della stessa sbobba, prendeteci su e portateci via, portateci in alto, lontano dalla merda da noi stessi fabbricata. Siamo fatti degli stessi sogni tu ed io, bella, che quando questi quaggiù non sanno che fare prendono uno sfigato e gli appiccicano le ali che loro non vogliono, e pensa quanto siamo simili, innocenza, incoscienza, insolenza, temerarietà, coraggio… bellezza mia, ma noi lo sappiamo quant’è pesante il volo di chi non sa che cos’è, e il tuo canto schianta le corazze, certo, ma quante volte hai desiderato di poterle schiudere delicatamente, con un sussurro? Ma non c’è un paradiso nell’altro mondo per gli intrepidi, né per gli incolpevoli. Tutto quello che hanno, deve venire dalle loro mani. Noi non siamo che sogni.

E per non sbagliare, bella, ci hanno sognati fanciulli, casti e ignari – loro sognano, bellezza mia, lasciamoli sognare.

Vieni qua, e pensa qualcosa di bello.

Giugno 21, 2009

non è il momento

ci sono cose che vorrei raccontare, piccole cose sciocche, le mie trottole e i miei burattini che si prendono a randellate, ma non è il momento, se mettessi in piazza qualche pezzo dei miei specchi per attirare le allodole e le gazze qualcuno ci vedrebbe riflesso il suo viso, e questo non mi va, voglio usare solo i miei colori per uccellare e non le piume degli altri, sono le loro e sono accanto al loro cuore, non al mio.

c’è poco nelle mie giornate, sgusciare fuori di nascondoni negli orari non di visita fiscale, santa visitazione e chat al posto del telefono, che -sia benedetto skype- costa un botto.  

e buchi e rabbia che non posso più ignorare, e sentirmi sempre come quella famosa caviglia. e avete ragione su tante cose, ma non potete sapere che cosa sia qui. e quo e qua sono morti, all’arancia.

e vorrei essere più utile ma in ogni modo non ho più vent’anni e ancora non ne ho cinquanta, e vedo le cose in modo diverso. sbagliato? who cares, cristo, sono nata sbagliata io.

l’unica consapevolezza che ho è che se ce la faccio a non tirarmela io direi che verosimilmente potrebbero evitare di tirarsela quasi tutti. ma non è che sia tanto utile e nemmeno tanto attinenente, e allora, appendo uno specchietto piccolo per dire, sono uscita per votare un’ora dopo la fine del coprifuoco, e arrivata con la macchina in cortile, dopo, non andavo tanto dritta, e mi sono appoggiata al bagagliaio per prendere le chiavi, e ho alzato gli occhi perchè vedevo una luce gialla.

e il cielo era tutto scritto di nuvole gialle e anche i raggi del sole sembravano scritti con il diamante per incidere sul vetro e accanto alla prima vigna saliva un arcobaleno, viola blu verde giallo arancio rosso viola, e guarda bene in fuori a fianco viola rosso arancio insomma al contrario.

lo specchio ha riflesso una cosa bellissima.

Giugno 9, 2009

non giustifica certo il mio comportamento però è come se mi fossi prosternata sempre alle esigenze altrui col risultato che adesso vivo di risentimento e soprattutto non c’è assolutamente nessuno per cui io conti e oltre tutto sono perennemente di corvè dal lavoro ai disegni a pulire la sabbia del gatto alla dieta a mandare i cv a consolare i tristi essere presente senza romper i coglioni per gli altri telefonare pagare le bollette le multe l’affitto il fonchim e tutto senza mai abbassare la guardia perchè se non lo faccio io nessuno lo farà per me e come altro dovrebbe mai essere non so ma sono stanca di essere quella che scaccia i fantasmi e poi resta sola sì sì lo so ah certo vedi bene che non ho un palo piantato nello stomaco non ho fame né freddo e certo ma sì ma come no dovrei essere grata e lo vedi sono contenta come una pasqua sì come una pasqua ci credi no? Certo che motivo avrei di essere altrimenti cristo la prossima anoressica che vedo la piglio a testate a testate giuro ma no, ovvio, va tutto bene va tutto bene no? sono stanca di essere sempre da sola contro tutti ma va tutto bene bene va tutto bene bene benissimo ma se mi parli ancora di come è pesante da digerire lo yogurt
giuro che t’ammazzo

Giugno 5, 2009

Waiting for better times (Please don’t tell me now 2009 :) )

(”Vuoi di nuovo sentire QUELLA canzone? Ma sei una poppettara!”

“Che altro potrei essere con QUESTI attributi…?”)

La metrica è scopiazzata, le parole in parte, la musica è a piacere, embeddati ci sono altri pezzi molto descrittivi di CHE COSA può diventare una 4 giorni bavarese…

 

Bayern skies are ever changing with their heavenly light flocks

Bayern men are proudly standing stout and sharp as bags of rocks

Silly joyful dancing queens trough the gates of Bergkirchweih

They will notice in the morning light is unbearably bright

 

So your home is overcrowded with this noticeable host

Standing right ‘tween bath and kitchen, like a million hundred ghosts

Thirteen lovers plus five lovers plus our dearest brother’s fame

Always coming up to save us often calling us bad names

 

And should it ever grow on us we can always run away

And should it ever get too bad you will always find a way

To overcome Mittelfranken

And take over the world

 

Just please don’t tell me now that we are waiting for better times

Caring strangers I have met, it’s the best time I’ll ever get, please don’t tell me now

Please don’t tell me now that we are waiting for better times

My oh my I do feel a mess, maybe next time I’m drinking less, please don’t tell me now

Please don’t tell me now

 

Bayern men are easy going, stopping trains with mighty burps

But they really cannot help it when I kiss them off their butts

Self esteem is over rated yet it bursts you out of the herd

For it’s hard to keep the pace with this overwhelming nerd

 

And should we ever fall from grace we can always do without

And should I ever lose my pace tripping up upon a doubt

And should it ever get too hard … my own chemistry will work

 

Just please don’t tell me now that we are waiting for better times

Many hearts which we call home, feeling the best is yet to come, please don’t tell me now

Please don’t tell me now that we are waiting for better times

Maybe next time I’m drinking less, can you fetch me another maß, please don’t tell me now

Please don’t tell me now, please don’t tell me now

 

(nell’ultimo brano si sostituisca “a pair of brown eyes” con “una pinta di troppo”)

Maggio 21, 2009

e intanto il boss continua a raccontare che tutti, tutti hanno un cuore affamato

L’origine dell’idiom “figa inversa” va senz’altro fatto risalire ad una considerazione geometrica e psicologica. Si consideri un ipotetico essere dotato di vagina non parallela ma ortogonale; in questa configurazione divaricando i femori in caso di necessità questa si stringerebbe anziché schiudersi, da cui il mood infastidito e ostile.

Alla fine il Geometra Fedele Nei Secoli mi ha persuaso e mi ha portato l’herbalife, gusto vaniglia; temo abbisogneranno ben altre risoluzioni e la tesserina della palestra urla per essere ricaricata al fine di ottenere un altro mese di sofferenze. Boh bisognerà farci stare tutto in qualche modo, comprese le converseicion ad restaurandum decorum con Ms Smith, visto che l’ultima volta che ho parlato in inglese al telefono sembravo i teletubbies.

Ricordarsi poi che all’asserzione: “Sai che ora abito dietro i Salesiani?”

La risposta corretta è “Siam quasi vicine di casa! Bello per lì”

Anche se la risposta veritiera sarebbe “Siam quasi vicine di casa! Mi faccio trombare da uno per lì”

E che se qualcuno osserva ridente “Simpatico che la tua capa abbia mandato in copia conoscenza al mondo una mail in cui ringrazia anche i cani per le analisi e a te dice solo di tornare a correggere i registri no?”

La risposta più indicativa è “Munch munch… munch… glup [s’era in mensa NdA] Munch… VorreFti che ti diceFFi che me ne frega qualcoGa munch?”

Anche se quella più espressiva è “Prima t’inculo a te e poi a lei, faccia di cazzo, alla prima occasione”

E poi quando gli specchi in casa smettono di essere di legno a volte è utile ma non è una robina leggera.

E nessuno mi aveva detto che quando nasci per la seconda volta sentirai tu i dolori del parto.

Magari potevo intuirlo.

Maggio 14, 2009

…è il mio dolce preferito!

Allora di oggi sono andata a farmi molare la faccia perché da sola c’ho ancora qualche problema. Ah! Ma verrà il giorno che mi ciulerò l’acido glicolico e il benzoico dall’armadietto dei reference standard.
Per intanto volevo dire che tra poche ore partirò per la Festa della Meringa, aka Meringafest, aka secondo Babelfish Partij van Meringa ma non so se fidarmi.
Per intanto voglio dire alla Grande Meringa e ai suoi dolci albumosi damigelli che la Festa della Meringa sarà bellissima e meravigliosa e da lungi verranno per prendervi parte e lo racconteranno ai nipotini e i nipotini “O nonno, va’ che vaneggi di nuovo, figurati se vi siete divertiti così te e l’altre cariatidi mill’anni fa” ma il nonno saprà che fu proprio così e se la ghignerà e poi non vedo l’ora di vederli e stropicciarmeli tutti.
E adesso vado a cacciare le vestimenta in valigia!